coronavirus

Televisioni, radio, giornali, social network… il coronavirus è diventato praticamente l’unico argomento di conversazione.

Ma come si stanno comportando e cosa pensano le famiglie marchigiane del coronavirus?

Le raccomandazioni sono chiare per tutta Italia: dobbiamo stare in casa il più possibile.

In mezzo a chi segue scrupolosamente le indicazioni e chi ancora non ha ben assimilato la situazione di emergenza, ci sono le vite delle persone, stravolte nella loro quotidianità.

Ma come si stanno organizzando tutti?

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Le scuole sono chiuse: è davvero possibile una didattica a distanza o stanno nascendo problemi legati al digital divide?

I genitori riescono ad avvalersi del telelavoro? La responsabilità è equamente distribuita o, come sempre, sono le mamme a dove fare i sacrifici maggiori?

E i nonni? Se è vero che sono i più esposti, è anche vero che sono loro la risorsa più preziosa per i genitori che non sanno con chi lasciare i figli.

In 230 persone hanno risposto al sondaggio sul rapporto delle famiglie marchigiane col coronavirus, nel giro di 3 giorni.

E’ anche vero che in 3 giorni la gravità della situazione, qui nelle Marche, come altrove, è andata peggiorando esponenzialmente, ma le risposte date sono comunque utili per avere un piccolo quadro della situazione.

Hanno partecipato al sondaggio persone provenienti da tutte le provincie marchigiane, il 33,6% da Macerata, il 17,9% da Ancona, il 17% da Fermo, il 16,6% da Ascoli Piceno e il 14,8% da Pesaro Urbino.

Il 49,1% degli intervistati ha dichiarato di avere 2 figli, poco più del 40% è genitore di un figlio unico, solo l’8,9% ha tre o più figli, mentre molto minore è il numero di chi è incinta del primogenito.

Il 50% ha figli in età da scuola primaria, il 31,5% ha figli da 3 a 6 anni, il 25,2% da 0 a 3 anni, mentre il 17,1% ha figli che vanno alle medie e il 12,2% alle superiori.

E’ stato giusto chiudere le scuole per l’allerta coronavirus?

La quasi totalità (89%) condivide la decisione di chiudere tutte le scuole. Solo il 4,8% non è d’accordo, mentre il 6,1% ha risposto di non sapere se sia stato giusto o no.

Didattica a distanza?

Come siamo messi con la didattica a distanza? Come si stanno organizzando famiglie ed insegnanti?

Non si può ignorare che ci sono genitori che non hanno dimestichezza con la tecnologia, poi c’è chi non ha a disposizione buone connessioni o anche l’hardware necessario.

Il 41,5% dei genitori ha dichiarato che per ora gli insegnanti dei figli si sono organizzati solo inserendo compiti nel registro elettronico.

Il 22,1% dice che non c’è stata alcuna comunicazione dagli insegnanti.

Solo il 13,8% conferma l’organizzazione con lezioni a distanza.

C’è poi chi ha mandato compiti tramite il gruppo whatsapp di classe.

Alcuni genitori hanno raccontato che solo alcuni dei docenti dei figli hanno inviato compiti o si sono messi in contatto con gli alunni, lamentando scarsa organizzazione.

Il 55% degli insegnanti che si sono attrezzati per la didattica a distanza lo fa attraverso una piattaforma dedicata, mentre il 13,3% ha registrato lezioni che ha poi pubblicato su YouTube.

E’ importante ricordare che YouTube permette la condivisione dei video solo con persone selezionate.

Non mancano anche qui, se pure in minima parte, quei docenti che hanno scelto di inviare video via whatsapp.

Computer, smartphone e tablet

Il 77,8% dei genitori che hanno risposto dichiara di avere a casa un computer, fisso o portatile, a disposizione dei figli.

Il 51,5% utilizza lo smartphone e il 43,7% un tablet.

Sono poi arrivate molte frammentarie risposte che danno l’idea di quanto ancora sia lontano dalla quotidianità l’uso delle tecnologie in supporto all’insegnamento e per far fronte a situazioni diverse:

c’è stato infatti chi ha risposto che i figli dispongono di libri cartacei, fogli, penne e quaderni inserendo la risposta nella casella “altro”.

Il 41,8% ha dichiarato poi di avere in casa la connessione con ADSL, il 36,6% dispone di fibra ottica, il 25,8% usufruisce di connessione mobile.

Non è mancato chi ha dichiarato di non avere nessuna connessione.

Organizzazione: con chi stanno i figli a casa?

La percentuale più alta, il 48,5% ancora si affida ai nonni, nonostante siano loro quelli in età più a rischio di contrazione coronavirus.

Nel 19,7% dei casi la mamma ha preso le ferie dal lavoro; il 13,6% ha chiamato una baby sitter.

Solo il 12,1% dei papà ha preso le ferie e la stessa percentuale (12,1%) si riferisce alle mamme che hanno potuto usufruire dello smartworking da casa.

Solo il 4% invece sono i padri smartworker.

Poi ci sono i genitori che fanno gli insegnanti, comunque a casa, le casalinghe (poco più del 12%), chi fa il part time, chi ha spostato i turni di lavoro o si alterna con l’altro genitore.

Sport e attività pomeridiane

La stragrande maggioranza dei figli ha smesso anche di frequentare palestre e altre attività extrascolastiche (79,8%).

Il 14,7 % continua ad andare e frequentarle, laddove siano ancora aperte.

C’è poi una minima parte di chi può continuare ad allenarsi perché dice di fare uno sport all’aperto, chi frequenta palestre ma sa che a breve chiuderanno.

Vita sociale ai tempi del coronavirus

Il 48,4% degli intervistati dichiara che i figli evitano ogni contatto con altre persone che non sia strettamente necessario.

Il 40,2% dei bambini e dei ragazzi si vede solo con pochi contatti selezionati.

Sono poi arrivate varie risposte di chi dice di vedere gli altri solo all’aperto, di uscire solo per andare al parco giochi o di vedersi solo con figli di parenti.

Al 90,2% dei genitori che hanno risposto al sondaggio le misure di contenimento del virus finora adottate sembrano giuste, il 4,4% le ritiene esagerate, mentre il 5,3% non sa dare una risposta.

Donne incinta

Chi è in dolce attesa si divide tra la preoccupazione di andare a partorire in ospedale (38,5%) e uno stato d’animo più sereno (40%).

Il 48,3% delle donne in gravidanza dice comunque di avere timore nel frequentare ambulatori, sale d’attesa e centri prelievi per i controlli di routine.

Solo pochissime (3,8%) stanno valutando il parto a domicilio.

Abitudini in famiglia

Le famiglie marchigiane hanno cambiato abitudini nella routine quotidiana inseguito all’emergenza coronavirus? Se si, quali?

Le risposte sono state variegate: da chi sostiene di non aver cambiato nulla a chi ha adottato misure molto più restrittive.

Eccone alcune:

“Evitiamo posti affollati”

“Si sta a casa”

“Si sta in casa, al massimo una passeggiata solitaria in spiaggia.”

“Usciamo pochissimo di casa e usiamo molti gel disinfettanti”

“Non andiamo a cena fuori e bar”

“Cerchiamo di evitare centri commerciali”

“Stare a casa e rafforzo pulizie”

“La spesa viene fatta solo dal papà, si esce per fare due passi all’ora di pranzo quando quasi tutti sono in casa a mangiare, molta più attenzione all’igiene”

“Poche uscite, vado da sola a fare le varie commissioni”

“Aumentata igiene dentro e fuori, si esce il meno possibile, niente luoghi affollati, qualche passeggiata all’aria aperta ma dove non c è nessuno, niente scarpe in casa, lavaggio mani accurato.”

“Usciamo il minimo indispensabile limitiamo Di incontrare altre persone . mio marito che lavora a Pesaro non torna a casa”

“Evitiamo luoghi affollati”

“Puliamo tutto con l’alcool”

“Scarpe tolte in casa, sanificazione”

“Lavare le mani con lo spirito”

“In casa nessuna, continuiamo a vedere i nonni e a mantenere le normali norme igieniche, ma evitiamo i luoghi affollati”

“Tossire nell’incavo del gomito”

Nessuna

“Quasi nessuna”

Posti che si preferisce evitare

Quali sono i posti che le famiglie hanno dichiarato di evitare principalmente?

Il 91,2% non va più nei centri commerciali, il 72,6% evita i ristoranti, il 72,1% i trasporti pubblici, il 66,8% le palestre e il 52,7% i bar.

Il 69,1%di chi ha risposto ha di solito relazioni con persone potenzialmente più a rischio, come over 65, immunodepressi, operatori sanitari, donne in gravidanza.

Cosa preoccupa di più riguardo al Coronavirus?

La cosa che in assoluto preoccupa tutti di più è che il sistema sanitario nazionale vada al collasso (75,2%) e il timore di contagio è soprattutto per i nonni (72,6%).

Diversi genitori hanno infine voluto aggiungere dei loro pensieri liberi su questa situazione.

Eccone alcuni:

“In questo momento sono combattuta tra la voglia di tornare subito alla normalità e la coscienza del fatto che forse meglio piccoli sacrifici ora che rischiare il collasso poi. Vorrei maggiore aiuto da parte dello stato per chi come me è un autonomo che non è tutelato con ferie o permessi”

“Penso che il sistema politico e sanitario non sia stato tempestivo con le linee guida da seguire. Non possiamo lasciare che sia il senso civico del singolo a prevalere perché in una situazione sconosciuta e grave come il Coronavirus io mi sarei aspettata precise norme da rispettare già da gennaio.”

“Speravo che fossimo un popolo più civile”

“Ringrazio tutto il sistema sanitario, medici, infermieri per tutto quello che stanno facendo”

“Le scuole non si stanno aspettando ai decreti che chiedono di sentire le esigenze dei bambini disabili”

“Che se gli italiani fossero intelligenti, se ne starebbero dentro casa evitando la grandissima stupidaggine di fare gli svelti uscendo o scappando dalle zone rosse!”

“Sarebbe necessario bloccare tutto per un certo periodo, facendo prevalere il buon senso sulle questioni economiche. In giro c’è ancora chi minimizza.”

“Ci preoccupa il virus, per cui cerchiamo, evitando il panico, di attenerci il più possibile alle indicazioni che riceviamo, ma ci preoccupano anche tanto le ripercussioni sul lavoro, il papà è già in difficoltà per i tanti lavori saltati e io, da lavoratrice autonoma che lavora al pubblico, temo la quarantena, che ci metterebbe molto in difficoltà”

“Cerchiamo di fare un piccolo sforzo seguendo le disposizioni imposte dal governo e dalla regione. Viviamo in una comunità e non bisogna a tutti i costi dimostrare di essere degli eroi e di non aver paura di nulla.”

“La scuola chiusa e i ragazzi in giro che riempiono bar e pizzerie…..la chiusura a che serve?”

“Le misure restrittive dovrebbero essere più chiare. Non si può tenere aperta una piscina a Fermo e lasciare che un’altra a pochi chilometri resti aperta.

Non è plausibile che mia figlia sia etichettata perché è l’unica a non andare agli allenamenti di pallavolo quando è chiaro che attualmente non si dovrebbero assolutamente fare in quanto le ragazze creano aggregazione e aumentano le possibilità di contagio.

È impossibile mantenere in un gioco di squadra una distanza di due metri. Lo sforzo fatto dalla mia famiglia è fatto nel rispetto della salute di tutti!!!

Esigo lo stesso rispetto!! Bisogna restare a casa!! Questo messaggio però non è chiaro a tutti.”

“Terrorismo psicologico”

“Sarebbe utile se anche le aziende adottassero delle misure di prevenzione.

Lavorando in una fabbrica come operaia, sismo sempre molto vicini a circa 15 cm l’uno dall’altro.

L’azienda ha molto personale che viene dai vari paesi delle Marche, nessuno di noi sa con chi L’altro è a contatto giornalmente dopo il lavoro.”

Leggi le raccomandazioni del governo sul Coronavirus nel sito del Ministero della salute