Fecondazione assistita: mamme marchigiane raccontano

In questo post ho riportato tre storie di fecondazione assistita: una realtà molto diffusa, che spesso, ingiustamente viene nascosta per pregiudizi, vergogne, paure.

Grazie a queste testimonianze sarà possibile per altre nella stessa situazione trovare informazioni, confronto e conforto.

Il testo è un po’ lungo, ma vale la pena spendere del tempo per leggere le parole piene di emozione e di consigli pratici di queste famiglie determinate.

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Quando ci siamo sposati io avevo 39 anni e Alfredo 26.

Avevamo già considerato che mettere al mondo dei figli avrebbe potuto non essere facile, considerata la mia età.

Dopo qualche mese ci siamo rivolti alla mia ginecologa per sapere se dovevamo fare degli esami aggiuntivi, in particolare Alfredo ha chiesto se doveva fare degli accertamenti anche lui ma lei ha detto di non preoccuparci, che non valeva la pena, etc.

Su insistenza di Alfredo, al quale sembrava strano che io dovessi fare dei controlli e lui no, alla fine gli ha consigliato di fare uno spermiogramma per valutare presenza e vitalità degli spermatozoi.

Da questo esame è venuto fuori che lui aveva una completa azoospermia.

Ci siamo recati immediatamente dal medico di famiglia che ci ha consigliato di fare una visita da un bravo endocrinologo di Martinsicuro (di cui purtroppo non ricordo il nome).

L’endocrinologo ha visitato Alfredo, gli ha detto che questa azoospermia poteva avere varie cause, ma probabilmente era  legata al fatto che lui era stato operato di criptorchidismo a 11 anni (troppo tardi per non creare danni al tessuto spermatico).

Vista la mia età e quindi l’urgenza di trovare una eventuale soluzione al più presto ci ha consigliato di andare subito da uno dei migliori andrologi in Italia, il dottor Giovanni Colpi, che visitava in un laboratorio privato a Milano (ISES – Istituto per la Sterilità e la Sessualità) e che lavorava anche all’Ospedale San Paolo di Milano.

Abbiamo fissato subito un appuntamento con il Dott. Colpi all’ISES e lui ha fatto fare a me un’ecografia (che la ginecologa non mi aveva mai prescritto e da cui è risultato che avevo 13 fibromi…) e ad Alfredo un altro accertamento con tecnologie avanzate per vedere di trovare una traccia anche minima della presenza di spermatozoi in modo da escludere un’eventuale patologia genetica e quindi la completa e irreversibile assenza di spermatozoi.

Questa piccola traccia è stata trovata, un unico spermatozoo dalla coda mozza che a noi ha lasciato piuttosto angosciati, ma che il Dott. Colpi ha indicato come un segno estremamente positivo, che indicava comunque la produzione di spermatozoi e rendeva possibile la ricerca ed il prelievo degli spermatozoi in situ attraverso una piccola operazione a cui Alfredo avrebbe dovuto sottoporsi.

A questo punto abbiamo iniziato il percorso della fecondazione assistita, presso l’ospedale San Paolo (servizio sanitario nazionale, con pagamento dei soli ticket e di qualche farmaco).

Con l’intervento di Alfredo è stato prelevato un buon quantitativo di spermatozoi vivi e vitali con cui i medici hanno realizzato una serie di dosi che sono state messe a conservare in azoto liquido (le spese per la conservazione erano a carico nostro, se non erro circa 250 euro all’anno).

Successivamente io ho dovuto sottopormi all’ICSI (ovvero iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo) che è la tecnica che si deve necessariamente utilizzare nei casi più complessi, quando si parte da materiale seminale congelato.

In pratica viene provocata, tramite un trattamento ormonale che dura mi sembra una quindicina di giorni, una superovulazione.

Vengono poi prelevate le cellule uovo mature con un piccolo intervento in day hospital senza anestesia.

Le cellule uovo vengono fecondate in laboratorio e lasciate sviluppare per 2-3 giorni, poi si procede all’inoculazione degli embrioni al’interno dell’utero (anche questo in day hospital).

Le probabilità per me di riuscire ad ottenere una gravidanza viste le condizioni di partenza erano del 5-10%.

In realtà da quando hanno visto che avevo tutti quei fibromi non volevano neanche procedere con l’ICSI, perché appunto le possibilità di rimanere incinta erano pochissime e ci sarebbero stati anche rischi di aborti spontanei, etc.

Non potevano neanche consigliarmi di togliere i fibromi perché poi avrei dovuto aspettare almeno un anno e sarei andata oltre l’età massima prevista dalle regole interne (nel servizio sanitario nazionale non è – o non era – prevista la fecondazione assistita dopo i 40 anni).

Alla fine mi hanno detto che avrei potuto fare un solo tentativo ma appunto con una scarsissima possibilità di riuscita.

Io e Alfredo abbiamo deciso comunque di provare e se non fosse andato bene di accettarlo tranquillamente, senza accanirci.

Sin da quando avevamo deciso di sposarci avevamo messo in conto la possibilità di non riuscire ad avere figli ed avevamo già cominciato ad informarci sulle procedure di adozione.

Dopo 2 settimane dall’intervento ho fatto il test di gravidanza ed ho scoperto con immensa gioia di essere incinta.

La gravidanza si è svolta normalmente, senza nessun problema e sono riuscita anche a fare un parto naturale.

Ed è nata la nostra Sofia, bellissima, sanissima (una roccia, non si ammala mai), vivace, la nostra grande gioia.

Considerato il fatto che la fecondazione assistita era andata a buon fine al primo tentativo i medici mi hanno consigliato di togliere subito i fibromi e di riprovare dopo meno di un anno.

Ho riprovato 3 volte ma non è andata più.

I medici mi hanno detto che probabilmente ormai l’utero non era più in grado di rispondere bene: le ovaie funzionavano benissimo, ma gli embrioni, perfetti e vitali, una volta inoculati non si impiantavano.

Secondo loro a questo punto era meglio smettere perché andando avanti con l’età le possibilità sarebbero diminuite ed i rischi aumentati.

Abbiamo ringraziato e abbiamo deciso di dargli ascolto.

Io credo che mi abbia favorito l’estrema serenità con cui io e Alfredo abbiamo portato avanti questo percorso.

Ci siamo informati bene, abbiamo fatto tutti i passi che dovevamo fare senza vergogna, senza paure, senza troppe ansie.

Abbiamo avuto vicino i nostri genitori che hanno approvato la nostra scelta e ci hanno aiutato.

Purtroppo in quel periodo abbiamo avuto modo di conoscere tutti i vari problemi legati alla fecondazione assistita, la disinformazione, i pregiudizi, le vergogne, le paure.

Uomini che non volevano sottoporsi ai controlli come se ne dipendesse la loro virilità, coppie che pensavano di potersi rivolgere solo a cliniche private pagando migliaia di euro, famiglie che ostacolavano i figli in questa scelta come se fosse qualcosa di vergognoso.

E poi la paura e la vergogna di parlarne con altre persone.

Dopo la nascita di Sofia ogni tanto coppie di amici o anche amici di amici sono venute a casa nostra per chiedere consiglio e noi l’abbiamo fatto con grande piacere.

E con lo stesso piacere ci rendiamo disponibili a rispondere ad altre domande da parte tua o di chiunque voglia avere altre informazioni.

Laura, prov. Ascoli

lamongelli@gmail.com

 

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Ho 28 anni e soffro di endometriosi da quando ne avevo 15.

Scoperta la malattia dopo atroci dolori e perdite di sangue durate mesi tutto sembra migliorare con le terapie e quasi me ne dimentico.

Nel frattempo mi fidanzo e due anni fa mi sposo, desideravamo entrambi un bimbo… lavoravamo duramente, abbiamo acquistato una bella casa ma le camere vuote iniziavano a pesare cosi smisi, sotto controllo medico, di assumere la terapia per cercare un bimbo.

Qui ha inizio il mio inferno.

Mese dopo mese I dolori dell’endometriosi si ripresentavano più forti, non restavo incinta e quindi abbiamo iniziato con le analisi, esami eccc.

Sembrava tutto più o meno nella norma, passavano i mesi e anche se oramai ero un esperta di ovulazione il ciclo maledetto si ripresentava ogni mese.

I dolori aumentavano e dopo delle analisi del sangue preoccupanti vengo operata in laparoscopia.

La situazione era grave avevo un brutta infezione ed endometriosi sparsa ovunque, mi ripuliscono.

Dicono che la tuba sinistra è andata e anche l’ovaio ma ho la destra perfetta (a detta loro) e a breve potrò avere il mio bambino.

Mi riprendo dall’intervento e oramai credo di poterci riuscire invece… i mesi passano… i dolori ritornano e non c’era giorno che non mi sentissi inutile o povera… sarei mai stata mamma?

Invidiavo le donne col pancione … le odiavo, non ero più io, dovevo salvarmi, dovevo muovermi.

Ho ripetuto tutti gli esami di testa mia, ho ripetuto la salpingografia: tube chiuse… ma come? 6 mesi prima la destra era perfetta!

Non trovi risposte… FIVET. Lessi tanto sui centri fecondazione ma il pubblico mi spaventava, troppe attese, troppi insuccessi, troppa superficialità.

Partiamo per un centro privato.

Il percorso non è stato semplice, abbiamo allungato il mutuo della casa, ho seguito tutto il protocollo farmacologico… no non è stato semplice, ma mio marito ha creduto in me e adesso ho il mio bimbo che scalcia nella mia pancia: sono di 8 mesi!

Sono ripagata di tutto ma so come ci si sente quando si aspetta mese dopo mese, quando ci si continua a spogliare di fronte all’ennesimo medico per cercare una risposta. Quando ci si sente “rotte” o sbagliate.

Questa è la mia storia la vita spesso è ingiusta ma vale la pena lottare.

Per qualsiasi cosa o domanda o informazione io sono qui perché l’infertilità è una malattia e divora la vita di chi ne è affetta. Basta nascondersi. Vi abbraccio tutti

Elisa, prov. Macerata

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Io ora ho 51 anni. Ho iniziato questo percorso nel 2002 a 37 anni.

Non avevo problematiche varie tranne l’età ed una tuba parzialmente otturata in seguito ad un intervento di appendicite.

Mi sono rivolta al Salesi dove mi hanno seguito per un anno e mezzo provando con delle fecondazioni intrauterine, cioè senza stimolazione ovarica , controllando l’ovulazione della tuba sana.

Poi abbiamo iniziato a fare la stimolazione e dopo un primo tentativo fallito abbiamo deciso di rivolgerci altrove.

Siamo andati a pagamento a Bologna al centro Sismer dove mi sono trovata benissimo facendo 2 tentativi (il secondo con ovociti miei congelati) ancora niente.

Poi alla fine abbiamo fatto l’ultimo tentativo a Reggio Emilia unico ospedale convenzionato allora ma sempre niente.

Ho smesso per sfinimento e perché contemporaneamente avevo iniziato il percorso d’adozione.

Comunque mia sorella ha provato a 40 anni con problemi di endometriosi a Salonicco in Grecia e al primo tentativo 2 gemelli!

Conosco poi un ottimo centro a Merano che a seconda delle problematiche si appoggia anche all’estero.

Rosanna, prov. Macerata

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Leggi anche: Cercavo la cicogna: un’altra storia di mamme e fecondazione assistita

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