Mi è capitato spesso, ultimamente, di leggere diversi post relativi ai famigerati gruppi whatsapp di classe o delle mamme, che dir si voglia.

I contenuti sono divertenti e in molti si ritrovano nelle descrizioni tragicomiche di chi è alle prese con certe dinamiche.

Questi articoli sono poi condivisi da centinaia di persone, con commenti che sottolineano, più o meno intensamente, la sacrosanta verità che proclamano, oltre a diffondere l’idea che creare il gruppo di classe sia qualcosa di nocivo.

Io vorrei invece dissentire e spezzare una lancia a favore della gestione tecnologica e quindi anche dei gruppi whatsapp, dei rapporti tra genitori.

Proverò a proporre in questo articolo alcune dritte, maturarìte nel corso degli ultimi anni, durante i quali sono stata rappresentante dei genitori nelle classi dei miei figli.

Ho aperto gruppi whatsapp per le comunicazioni, che ho cercato di gestire dando regole chiare e precise e moderarando le conversazioni.

Nella classe della scuola materna di mio figlio i bambini erano 40: immaginate di dover parlare, informare, sentire il parere di 40 madri e/o padri di diverse culture, estrazioni, religioni, opinioni politiche e caratteri.

Chiaramente non è pensabile che tutto vada bene sempre a tutti, ma l’obiettivo è raggiungere la maggioranza, nel rispetto delle singole esigenze.

Il/la rappresentante dei genitori non tema di inaugurare il gruppo whatsapp stilando un regolamento.

Se qualche membro non rispetta le regole, va ricordata la ‘mission’ del gruppo e mettendo le cose in chiaro fin da subito non succede molto spesso.

 

Queste sono più o meno le indicazioni che ho seguito io:

  1. Nel gruppo di classe si parla SOLO di temi concernenti la classe. No appuntamenti extrascolastici, no catene di sant’antonio, no richiesta di pareri vari, no inviti ai compleanni, no politica, no iniziative al di fuori della scuola.
  2. Nel gruppo non devono essere presenti gli insegnanti: per comunicare con loro esistono i canali ufficiali.
  3. Nel gruppo non è consentito chiedere informazioni sui compiti.

Se si ha bisogno di chiederle si contatti personalmente la maestra (ad esempio in caso di assenze prolungate) o, in privato, un altro genitore (forza, su una ventina di possibilità uno almeno con cui scambiate 2 parole in più ci sarà pure!).

Invitare i genitori a conoscersi di persona e ad interagire fra loro, senza affidare tutto a telegrafici messaggi virtuali senza volto, che generano spesso malintesi (è un’ottimo esempio anche per i figli).

  • Glossa alla regola n. 3: perché non usarlo per chiedere informazioni sui compiti?

Per non dare il via ad una catena di incomprensioni, confusioni, spiegazioni infinite, amplificate per il numero di bambini frequentanti la classe.

Per responsabilizzare i ragazzi: se si scordano e vengono ripresi a scuola, la volta successiva se ne ricorderanno.

Se non sarà la successiva, sarà quella dopo.

I compiti li fanno loro, non noi genitori e fa parte del compito anche ascoltare quel che dice l’insegnante in classe, senza pensare che tanto ci sarà mamma a chiedere su whatsapp.

Quanti sono i casi in cui si potrebbe aver bisogno di chiedere informazioni sui compiti?

In realtà non molte: salvo casi eccezionali, quando il bambino è stato assente per malattia o nel caso in cui abbia sbagliato a scriverli nel diario.

Nel primo caso, come già detto, le insegnanti in genere sono disponibili.

Nel secondo… beh, non so come la pensate voi, ma direi che “sbagliando si impara” e se risolvete voi lo sbaglio… chi imparerà?

Se queste spiegazioni non bastano a convincervi, vi suggerisco l’interessantissimo articolo di “Mamamo, crescere con i nuovi media”: Galateo nel gruppo whatsapp della classe

la chat di WhatsApp non è il luogo in cui ci si scambiano i compiti dimenticati dai figli e non si deve trasformare in uno strumento di deresponsabilizzazione.

E anche l’articolo di Social Warning

Chat di classe, consigli per renderla davvero utile 

Regole per l’admin del gruppo whatsapp

  1. Scrivere le comunicazioni in modo estremamente chiaro, con un linguaggio comprensibile e accessibile anche a chi parla poco l’italiano.
  2. La trasparenza e la gentilezza.

Informare sempre i genitori riguardo le comunicazioni, resoconti dei soldi spesi, perché di certe scelte e rimandare alle maestre nel caso ci sia bisogno di ulteriori chiarimenti.

Rendersi sempre disponibili a dare spiegazioni e rispettare tutti, nell’osservanza delle singole sensibilità.

 

Ricapitolando, direi che l’unica ricetta possibile è quella di avere un amministratore che non tema di moderare.

Chi si assume questo compito, deve esprimere regole chiare fin da subito e non deve temere di riprendere chi deroga.

Con questa base, direi che rimane solo l’estrema praticità di poter comunicare con un mezzo immediato ed intuitivo come whatsapp.

Ciononostante, sappiatelo, l’admin non scamperà alle critiche, anche feroci, ma almeno saranno limitate (si spera!).

In bocca al lupo!

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