“Prima o poi arrivano per quasi tutte le mamme: i terribili due anni, ovvero quel periodo dei NO che i bambini attraversano tra i 18 mesi e i 3 anni, in cui diventano testardi e capricciosi, si buttano per terra, dicono di NO a qualsiasi proposta, anche quando la gradiscono. Cercano di sfidare gli adulti e certe volte si lasciano andare a crisi ‘isteriche’ o a pianti inconsolabili mandando in crisi i genitori.

I due anni non sono solo l’età dei “No”, delle crisi di opposizione e di collera. È anche l’età in cui il bambino comincia a dire “Io”, a riconoscere se stesso allo specchio. È l’età in cui inizia a sentirsi una persona con un suo pensiero anche se il suo bisogno di dipendenza è ancora molto vivo dentro di lui. Il senso di dipendenza e di protezione che come madri gli trasmettiamo resta per lui un riferimento stabile e rassicurante: una continua conferma d’amore a cui però si contrappone il suo desiderio di autonomia. Il periodo dei NO è un percorso obbligato per la via dell’indipendenza, ed è quindi un periodo molto importante se i genitori lo capiscono e lo accettano. I bambini possono mettere in scena i capricci più vistosi, prediligendo a volte i luoghi pubblici come la strada, il supermercato….creando così situazioni di tensione molto imbarazzanti per i genitori, i quali si trovano in difficoltà. Per questo spesso chiedono come comportarsi per calmarlo. Innanzitutto occorre ricordare che il comportamento dei bambini in questo periodo è  da considerarsi  normale. A due anni i bambini sono dei piccoli provocatori e sanno benissimo che le loro crisi hanno più effetto, di fronte ad una platea più vasta. In questi casi bisogna intervenire immediatamente e con autorità. Con fermezza anche fisica, tenendolo e stringendolo  in braccio in modo da dargli il senso del contenimento. Il bambino ha bisogno di trovare nel genitore una risposta decisa che ponga un freno ai suoi capricci, quando lui stesso non riesce più a controllarli, rischiando di esserne travolto. Quando la situazione è meno tesa, è meglio lasciare che il bambino sfoghi la sua rabbia, la sua aggressività, magari attraverso il gioco.

Come possiamo aiutare il bambino a tornare sereno? Per prima cosa non tenendogli il broncio, il bambino deve sentire che la sua rabbia non è distruttiva. Evitare le prediche, il bambino non aspetta altro che essere abbracciato nuovamente dalla sua mamma e dal suo papà.”

Dott.ssa Elisabetta Catania 

 

Centro di psicologia clinica e forense di Macerata

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Dott.ssa Elisabetta Catania

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