Traggo ispirazione da una domanda che ho postato su facebook stamattina, per scrivere queste brevi riflessioni. Nei tanti post ad argomento maternità e bambini, specie quelli rivolti alle future mamme, si toccano spesso e volentieri grandi tematiche che spaziano dall’importanza dell’allattamento al seno, al vademecum da seguire per amici e parenti che vanno in visita alla puerpera, fino a consigli per gli acquisti e i non acquisti.

Dopo 5 anni e mezzo di condizione materna e due figli, non so voi, ma a me il cervello è andato un po’ in confusione (senza contare che per lavoro sono costantemente immersa in tematiche mammesche via web) e mi capita di soffermarmi a riflettere sulle piccole sciocchezze che costellano la nostra vita di tutti i giorni, a volte sorprendendomi del fatto stesso che le cose vadano in una certa maniera. Ad esempio… le differenze tra l’infanzia e l’età adulta, che si palesano sotto svariati piccoli segnali, che inesorabilmente ti fanno capire,tra le altre cose, che sei passata da un bel pezzo dall’altra parte della barricata.

Riporto quindi, a scopo puramente esemplificativo, 3 piccoli casi:

Esempio n. 1: la coperta-repellenza. Ossia dell’incapacità dei bambini di restare nelle coperte quando dormono. Non è che le tolgano nel sonno senza accorgersene, sono ben consapevoli che proprio non le vogliono e per loro sono fonte di indicibili fastidi. E noi genitori lì a ricoprirli solertemente ogni santa volta, a qualsiasi ora… perché lo facciamo? Troppo apprensivi? Bah… nel mio caso, dal momento che da settembre a luglio muoio letteralmente congelata, con una temperatura corporea che sfida anche quella di una lucertola, non riesco a concepire che non si possa aver freddo. E’ così. Primo segno di demenza senile di cui dovrò rendere conto ai miei figli fra un po’.

Esempio n. 2: il gioco di ruolo. Si, ok, i bambini ti fanno restare sempre giovane, ti fanno ritrovare la tua infanzia, ti fanno divertire… però io dopo un po’ non riesco più a calarmi nella parte di Luke Skywalker (per immedesimarvi scegliete pure il personaggio che vostro figlio vi chiederà di interpretare…) Ecco, chiedetemi di disegnare insieme, di cucinare insieme, di costruire pure con i mattoncini, giocare a pallone, leggere, qualsiasi cosa… ma il gioco di ruolo non ce la faccio, mi si annebbiano e si spengono le abilità fantasy in pochi minuti. E pensare che da bambina passavo ore e ore immersa proprio nella stessa identica attività. Ok, ho capito. Sono vecchia.

Esempio n. 3: l‘invisibilità del disordine. Non sto parlando del disordine consapevole. Sto parlando di quel meccanismo per il quale il bambino butta per terra una maglia (e altri 350 oggetti prima di essa), non la raccoglie ovviamente, ma continua anche ad ignorarla quando gli si avvoltola intorno ad un piede che gioca, continua a trascinarla per tutta casa, mentre lui la non la vede proprio, anche se lo sta facendo inciampare. Se inciampa, se la prende con la maglia, inveendo contro di essa. A me il disordine ultimamente mette ansia. Probabilmente perché ormai è cronico. Probabilmente perché da diverso tempo a questa parte ho realizzato che a pulire per ora sono solo gli adulti. Altro segno inequivocabile: sono come mia madre. Tanto crescerete anche voi, figli miei!