L’importanza dell’allattamento, dalla nutrizione all’aspetto psicologico

Bolwby (1953) scriveva: “L’amore materno nell’infanzia è tanto importante per la salute mentale, quanto le proteine e le vitamine lo sono per la salute fisica. E’ essenziale avere una relazione calda, intima e continua con la madre o un con un sostituto della madre”. 

L’allattamento al seno è per il bambino la migliore alimentazione in assoluto e la più naturale. Indipendentemente dal fatto che si allatti a pieno regime, in parte o non si allatti del tutto, dopo la nascita è importante che si abbia un’alimentazione equilibrata e variata, affinché il corpo possa riprendersi quanto prima dalle fatiche della gravidanza e del parto.

Così, nei primi 3 – 4 mesi dopo la nascita, durante l’allattamento, il corpo materno produce circa 780 ml di latte al giorno, per cui occorrono circa 650 kcal in più rispetto al fabbisogno giornaliero. Questa energia può essere coperta in parte con il deposito di grasso accumulato durante la gravidanza. È quindi un’opportunità per perdere il peso superfluo.

E allora cosa mangio?

Per il periodo dell’allattamento al seno valgono le medesime raccomandazioni applicabili durante la gravidanza e vi è comunque un bisogno supplementare di sostanze nutritive addirittura leggermente superiore a quello presente in gravidanza.

Un’alimentazione varia, equilibrata, a km zero (locale) e di stagione è l’ideale.

Certo è che determinate sostanze che compongono la dieta della madre influenzano la composizione del latte materno. I grassi assunti tramite l’alimentazione, le vitamine, l’alcol, la caffeina e la nicotina possono modificare la composizione del latte materno (non hanno invece alcuna influenza proteine, carboidrati, sali minerali e oligoelementi). Alcuni bambini reagiscono con coliche e flatulenze a determinati cibi consumati dalla madre. Non sono tuttavia possibili generalizzazioni in merito agli alimenti da evitare.

E l’aspetto psicologico?

Sin dai primi giorni di vita del bambino, tra la mamma il bambino si struttura una relazione di attaccamento, la relazione più profonda che caratterizza ogni essere vivente.

L’allattamento, in questo momento si instaura come azione in cui molteplici aspetti si intrecciano tra loro, in cui ansie e paure di tipo prestazionale prendono il sopravvento.

Nello sguardo, nel contatto, nella posizione che scegliamo di allattare, nell’attenzione e nella cura, nei tempi e nei ritmi, iniziamo a comunicare in modo reciproco con nostro figlio.

Ci guardiamo negli occhi, ascoltiamo il respiro, sentiamo il calore, a volte anche il dolore. Sono questi i primi scambi relazionali, in cui iniziamo a conoscere il nostro bambino: mangia piano, è lento, si addormenta, piange, è un po’ agitato, etc… e dall’altra parte il primo contatto delle emozioni di essere mamma: ho paura, farà bene, mi sento stanca, sono preoccupata, avrà mangiato a sufficienza, etc..

In questo momento di vulnerabilità in cui cogliamo e leggiamo ogni minimo segnale che ci viene inviato.

L’importante è permettere al bambino di non sentirsi solo, di ritrovare intorno a lui una figura a cui aggrapparsi, attaccarsi, protendersi, in cui potersi sentire sicuro e protetto. Qui inizia a nascere la vita mentale di un bambino, che cresce grazie alla capacità della mamma di fungere come specchio e come interprete dei sui bisogni, fisici e non solo.

Nella mente della mamma lo spazio diventa esclusivo per comprendere il bambino -il suo bambino- e permettergli quindi il raggiungimento e il superamento di tutte le tappe dello sviluppo. Il contatto mentale e relazionale avviene attraverso la cura del corpo, del proprio corpo e del corpo altrui.

Ma anche la mamma è inserita in un sistema di cura e di attenzioni verso di lei: il ruolo del papà fondamentale come supporto emotivo, il ruolo delle nonne come rassicurazioni generazionali, il ruolo dei medici come confronto preventivo.

Intorno alla mamma ogni figura assume il ruolo di contenimento emotivo, di contenitore dove elaborare i vissuti emotivi. Funzione che lei stessa svolge per il suo bambino.

L’attenzione qualitativa e la profondità della relazione può essere curata non solo quando la mamma allatta al seno, ma anche durante l’allattamento artificiale e anche nelle fasi successive, come ad esempio lo svezzamento.

La necessità di rientrare al lavoro precocemente e quindi interrompere l’idillio relazionale dei primi mesi di vita non è condizione che pregiudica in modo incondizionato la qualità affettiva relazionale, ma diviene un aspetto di cambiamento repentino in cui bisogna porre attenzione, cercando di mantenere un clima affettivo positivo e protettivo, in cui la qualità di ogni azioni è la variabile primaria per favorire il mantenimento e l’accrescimento di aspetti protettivi fondamentali per garantire un ambiente sicuro di crescita.

A cura di

Dott.ssa L.Miccoli (Biologa Nutrizionista-Specialista in Scienza dell’Alimentazione)

Dott.ssa G.Marziani (Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalitica)

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