Quella che presento è l’esperienza di una mamma, lettrice del sito, che sarà sicuramente utile ad altre future madri che hanno intenzione di partorire nell’ospedale di Fano (PU)

Anche stavolta quindi lascio spazio ad una storia privata, parole in confidenza, come potremmo scambiarle con un’amica che ci racconta le sue esperienze. Ogni commento o parere aggiunto nei commenti sarà, come sempre, assolutamente bene accetto e aiuterà ad arricchire le informazioni a disposizione di tutti.

Il racconto si inserisce nella sezione “Ospedali Marchigiani” e anche nella rubrica ‘Storie di Mamme’, che ogni tanto ospita in questo sito  i racconti di chi vuole parlare di una scelta, di uno stile di vita o altro, da condividere con i lettori del sito. Ad esempio l’opzione di un particolare tipo di scuola o di educazione, un problema che si è riscontrato, una situazione lavorativa, una protesta, un ricordo, un ringraziamento o altro, tutto quello che ruota attorno alla vita di una mamma della nostra provincia o regione. Chiunque volesse raccontare qualcosa, può scrivere all’indirizzo clubdellemamme@gmail.com

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La mia esperienza è stata molto traumatica, non me l’aspettavo e nemmeno ci pensavo che avrei affrontato un parto cosi innaturale.

Mio figlio è nato il 10/11/2011 nell’ospedale di Fano, provincia di Pesaro. Sono sincera, ho avuto altre brutte esperienze riguardo a questo ospedale, come una gravidanza extra-uterina in età molto giovane, e questo mi doveva far reagire e cambiare struttura, ma la mia unica paura era quella di pensare a come avrei fatto a spostarmi lontano, il viaggio in macchina con le contrazioni… e questo mi impedì di andare altrove, ma non è stata la scelta giusta.

Ricordo di quel giorno ogni minimo particolare: ero a letto alle 00.15, guardando un film e non dormivo come al solito, perché facevo fatica ad addormentarmi. Iniziarono le prime contrazioni fino ad aumentare di intensità e durata… avevo deciso di resistere e stare a casa il più possibile e non piombarmi in ospedale… cosi intorno le 03.30 mi diressi verso l’ospedale. Al mio arrivo al pronto soccorso mio marito, tutto emozionato, disse al personale che dovevo partorire, ma nessuno si preoccupò di correre o altro e io avevo già le contrazioni molto dolorose! Non riuscivo a stare in piedi, così ricordo che fu costretto ad alzare la voce per spingerli ad alzarsi e smettere di chiacchierare.

Mi portarono in reparto e da lì passò pochissimo che ero già nel lettino monitorata. Nessuno mi aveva chiesto come mi volevo mettere o in quale posizione stavo più comoda per sopportare il travaglio. Ricordo che il fatto di non potermi muovere nemmeno un millimetro mi faceva impazzire, sia dal dolore, sia perché non era la mia posizione e mi sentivo in gabbia. Loro mi ripetevano di stare ferma e così feci con tanto dolore… le contrazioni erano arrivate a mille !!! Facendola breve, le acque non mi si rompevano e loro decisero di intervenire. Le acque erano colorate e solo per questo motivo, ingiustamente, decisero, senza interpellarmi, di farmi il taglio cesareo. Ecco, io allora non sapevo che potevo dire la mia, che avevo il diritto di dire di no, così mi affidai a loro; Solo ora so che non era necessario un cesareo, e che potevo oppormi.

So che ora hanno cambiato la disposizione delle stanze,  mentre allora io avevo la camera attaccata alla sala parto e praticamente ho sentito il via e vai tutta la notte, con sbattere di porte e donne che partorivano e urlavano! Terribile. Un’altra cosa è che, a ogni cambio del personale, mi dovevo alzare con l’enorme dolore dei punti e dire alla nuova arrivata che non volevo venisse dato nulla al mio bambino, né acqua, né ciucci spalmati con cremine per calmarlo! Il punto è che erano loro a doversi trasmettere le informazioni della giornata e non io, come mamma, a dovermene preoccupare. Ricordo una battuta di poco gusto che mi fu
detta in un momento così delicato, quando noi mamme siamo fragilissime: volevo sempre mio figlio accanto a me, ero l’unica a non lasciarlo dormire e stare
nella nursery, così loro, ridendo, mi dissero “non te lo rubiamo mica!!!” Insomma, mi prendevano in giro per questo, ma credo invece che dovevano solo sostenermi per una scelta così amorevole.

Ogni bambino passa un vero e proprio trauma alla nascita medicalizzata e in ospedale, per cui andrebbe tenuto sempre addosso, pelle a pelle con la mamma, e non separati e tenuti già a pochi giorni di vita da persone estranee, il che è fuori da ogni logica.

In conclusione non mi sono sentita una persona, ma una merce, un lavoro da eseguire per finire il proprio turno. Nessuno mi dava sostegno né consigli, e i loro visi erano seri e freddi. Penso di avere detto tutto, penso che questo basti per spiegare l’inadeguatezza che una mamma può provare in momenti così. Un saluto a tutte le Mamme e spero di essere stata d’aiuto.

Mamma Monika

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vedi anche:

Racconti di parto: Ospedale Salesi, Ancona

Racconti di parto: Ospedale ‘Engles Profili’ di Fabriano (An)

Racconti di parto: ospedale di Jesi (An)

Racconti di parto: ospedale di Osimo (e un parere sul Salesi di Ancona)

Racconti di parto: Ospedale di Macerata

Racconti di parto: ospedale di Civitanova Marche (Mc)

Racconti di parto: ospedale di Fermo

Racconti di parto: Ospedale di Pesaro

Racconti di parto: ospedale di Urbino

Racconti di parto: Ospedale Madonna del Soccorso, San Benedetto del Tronto (Ap)

Racconti di parto: Ospedale civile Mazzoni, Ascoli Piceno

Partorire in provincia di Ancona

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