L’eremo delle grotte dei frati bianchi di Cupramontana

A due passi dal paese di Cupramontana (An) si trova un posto fuori dal tempo, che evoca storie lontane fin dal nome: l’eremo delle grotte dei frati bianchi.

Le grotte dei frati bianchi sono entrate nella mia vita circa 12 anni fa, attraverso un percorso fatto di libri antichi.

All’epoca, nel 2006, dell’eremo restavano solo dei ruderi nascosti nella fitta vegetazione dove stavano iniziando dei lavori di sistemazione.

Nella biblioteca comunale di Cupramontana poi c’era e c’è ancora oggi quel che rimane dei volumi dell’ordine religioso da cui poi l’eremo derivò il nome.

Fin dal 2000 però c’è stato chi si è interessato a questa antica struttura, che è stata, da non molto, in parte restaurata e resa di nuovo visitabile in modo più agevole.

eremo delle grotte dei frati bianchi cupramontana

Perché questo nome?

Il nome deriva dagli storici abitanti di questo romitorio, che ha origini risalenti all’anno mille, ma che dalla prima metà del 1500 ospitò la Congregazione degli eremiti Camaldolesi di Montecorona.

Originariamente ramo staccato di quello Camaldolese, negli anni 20 del Cinquecento questo movimento divenne Ordine religioso a sé, dapprima col nome di “Compagnia degli eremiti di San Romualdo” e poi col definitivo “Congregazione camaldolese di Montecorona“.

L’ordine sorse su iniziativa del dotto umanista beato Paolo Giustiniani, che desiderava fondare una nuova istituzione eremitica dedita alla più stretta osservanza e volta a riscoprire i valori originari del monachesimo benedettino.

Questo spirito trovò perfetta sintonia nel luogo scelto come prima casa dei religiosi da lui condotti, dopo una prima sosta nell’eremo di Pascelupo vicino Gubbio, in territorio di Cupramontana, che allora si chiamava Massaccio.

 

E le grotte?

Si parla di grotte perché le abitazione dei primissimi eremiti che scelsero questo luogo per il loro ritiro ascetico erano proprio state scavate nelle pareti di roccia arenaria situate tra la ricca vegetazione.

Si dice anche che il primo a scoprire il luogo e scavare le grotte fu proprio San Romualdo (morto a Fabriano nel 1027).

In realtà è testimoniato che negli anni attorno al mille fu qualche monaco camaldolese del soprastante monastero, detto la Romitella delle Mandriole, a ricavare dalla roccia alcune grotte per ritirarvisi a vita eremitica.

All’epoca dell’arrivo del Giustiniani il posto era ancora di spettanza all’eremo di Camaldoli, anche se sottoposto alla giurisdizione del vescovo di Jesi.

Successivamente l’eremo venne costruito a ridosso di queste prime rudimentali dimore, integrandosi perfettamente con l’ambiente circostante.

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Un’esperienza unica con i bambini

Organizzare un’escursione all’eremo delle grotte dei frati bianchi con i bambini sarà di certo affascinante.

Per arrivare si deve attraversare un sentiero molto facile, di meno di un chilometro, che si snoda attraverso il bosco, affiancando il fosso del corvo, dove un fresco ruscello scorre da sempre.

In una cornice di alberi secolari, fitta vegetazione e colori tenui, gradualmente si abbandonano gli spazi urbanizzati e ci si ritrova in un luogo di silenzio assoluto, dove si possono udire solo lo stormire delle fronde e il canto degli uccelli.

Il bosco è poi di particolare pregio, dato che è composto da alberi autoctoni ormai piuttosto rari e pregevoli, tanto da costituire l’area floristica protetta n.9 della Regione Marche.

La passeggiata è dunque piuttosto breve e agevole: si percorre infatti in una decina di minuti lungo una stradina imbrecciata, lievemente in salita, che potrà essere percorsa anche con i passeggini.

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Si arriva quindi di fronte alla struttura monastica, che si apre in una gola naturale dove un verde prato e una fontana di acqua cristallina accolgono i visitatori.

E’ possibile fermarsi per un pic nic all’ombra del bosco o solo sostare per riposarsi e ammirare la natura.

Si può entrare nelle piccole grotte, antiche celle dei monaci o luoghi adibiti magazzini, e stupirsi di fronte a quel che resta dell’antico cortile, dei resti delle vasche per il mosto, della torre campanaria o delle loggette dei corridoi superiori che collegavano i diversi corpi di fabbrica.

Ci si può poi addentrare per scorgere ogni anfratto, cunicolo o altre piccole grotte dove l’acqua goccia a goccia ha formato pareti di calcare.

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L’atmosfera è rarefatta, la sensazione di pace è tangibile.

Salendo un po’ più in alto, dietro la struttura, un altro piccolo sentiero conduce ad un portone di legno, parte di un’originaria cinta muraria, che si apre nel fitto della vegetazione.

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Qualche informazione pratica

Per arrivare all’eremo delle grotte dei frati bianchi, da Cupramontana bisogna seguire le indicazioni per Poggio Cupro e poi quelle per il bosco dei frati bianchi.

Utilizzando il navigatore di google maps, troverete la destinazione presente, in via degli eremiti 1.

Si arriva quindi, attraverso una stradina di campagna che si fa sempre più piccola, davanti ad un ristretto spazio dove lasciare l’auto (c’è posto massimo per 3/4 vetture), davanti ad una sbarra chiusa.

Da lì si deve proseguire a piedi.

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La visita alle grotte dei frati bianchi, così come l’ho descritta, è libera e gratuita, ma volendo si può approfittare delle giornate del FAI o di iniziative particolari dei privati che lo gestiscono e che organizzano anche matrimoni in questo splendido contesto.

In tali occasioni può essere possibile ammirare anche la chiesetta e le stanze interne abitualmente chiuse, e prenotare visite guidate.

Sono stati infatti restaurati diversi locali, dove è possibile anche passare la notte: ad esempio il capitolo o l’antica biblioteca e 12 celle dei frati.

In alcune di queste stanze sono conservati affreschi originali.

Per saperne di più: www.eremo.net

Per approfondire la storia dell’eremo:

  • L’eremo delle grotte di Cupramontana, di Fabio Mariano, Ancona, Il Lavoro editoriale, 1997.
  • Norme e consuetudini degli Eremiti Camaldolesi di Montecorona su libri e biblioteche, di Silvia Alessandrini Calisti, estr. da Libri biblioteche e cultura degli ordini regolari nell’Italia moderna attraverso la documentazione della Congregazione dell’Indice : atti del convegno internazionale, Macerata 30 maggio – 1 giugno 2006, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 2006.

 

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