Guida semiseria allo spannolinamento

E’ arrivato il momento, comincia a fare caldo, si indossano meno vestiti… e il vostro piccolo o la vostra piccola comincia a farvi pensare che quel pannolino vi ha un po’ stufato e va tolto. Prima o poi lo fanno tutti. Prima. O poi. Ma quando? Questo post riunisce in sé molte cose che ho sentito dire al riguardo da ormai diversi anni di gestione di un sito web rivolto alle mamme, oltre a qualche informazione che ho appreso personalmente, sulla base della mia doppia esperienza.

Una delle domande più ricorrenti sull’argomento è relativa al “quando”. E’ ora? Non è ora? Tre anni, due anni, 18 mesi, non lo mettiamo per niente? La risposta è semplice: non c’è una regola, fatelo quando pensate che il bambino sia pronto, ma soprattutto quando voi vi sentite pronti. La fatica di allenarsi a farla nel water sarà al 90% vostra. I bambini non si scompongono molto a farsela addosso, a meno che non ci sia un adulto che li stressa e li fa sentire in colpa o altro. La mia forse è psicologia spicciola, ma da quel che ho potuto vedere, se noi adulti viviamo la cosa in modo rilassato, anche il piccolo la prenderà così. Non sto dicendo che se siamo calmi toglierà il pannolino in tre giorni. Sto solo dicendo che anche se si bagnerà e sporcherà di continuo, a 16 anni non tenterà di uccidervi per un qualche problema irrisolto. Il vantaggio c’è.

Dunque partiamo dall’inizio. Togliere il pannolino e far capire al bambino che alla sensazione di fare pipì o cacca, corrisponde una conseguenza: si produce qualcosa che lui o lei probabilmente non ha mai visto o non ha mai collegato alla sua azione. Con buona pace del pavimento, dei vestiti e di chi deve pulire.

Fase due: la parola d’ordine è pazienza. Tanta, tantissima, tantissimissima. C’è chi racconta di averlo fatto in un giorno, chi narra di figli di 12 mesi che leggono il giornale seduti sul water, chi minaccia il pericolo di acquistare i pannoloni per adulti se non ci si sbriga entro una certa data. Non ascoltate, perché vostro figlio è unico e anche voi lo siete. Se vi fa comodo che lo tenga su per qualche altro mese, assecondatevi. Se avete la fortuna che il piccolo annunci che deve farla, dategli ascolto e portatecelo. Ogni volta. Anche se, come me, rischierete di impiegare un’ora e mezza per fare qualche metro perché l’allarme arrivava ogni 20 secondi (per la tranquillità del lettore rivelerò che questo è solo un aneddoto, relativo ad un giorno di vacanza… che non dimenticherò mai!).

Fase tre: sperimentare. A me, per esempio, è stato d’aiuto scoprire casualmente che il mio primogenito rimaneva affascinato, come molti suoi coetanei, dallo scarico del water. Pur di vederlo in azione, si  sforzava di riempire il vasetto. Con la seconda questa tecnica non ha avuto il minimo effetto. Quindi siate creativi e cercate di capire quale sia il modo per interessare vostro figlio alla novità: letture, pantomime, inventastorie… sbizzarritevi.

Fase quattro: rischiare. Portateli pure fuori senza pannolino, anche se siete alle prime armi (a meno che questo non rischi di mandarvi in iperventilazione e crisi di panico). Osate. Qualche volta, non so come, funziona la tecnica di scordarsi delle conseguenze.

In ogni modo, attrezzatevi: asciugamani in macchina, mini asciugamani da borsa, salviettine umidificate, vasini portatili (oggi ne esistono anche di usa e getta biodegradabili). Io avevo comprato un vasino ikea, che potete avere con pochi euro, per ogni posto abituale del bambino: casa nostra, le case dei nonni, la macchina. Soprattutto TANTI cambi di pantaloni e mutandine! Se vi regalano abbigliamento da bambini, in qualunque stato e di qualunque colore esso sia, prendetelo. Vi sarà utilissimo.

Si, ma quando lo tolgo poi di notte? Boh. Provate anche questo. C’è chi dice di aspettare di vedere il pannolino asciutto la mattina. C’è chi dice di aspettare di averlo tolto completamente di giorno. C’è poi chi dice di togliere tutto subito. Anche in questo caso: cercate di capire, provandolo, cosa va bene per voi. Mettete in conto molte levatacce notturne, molti cambi di lenzuola (ovviamente avete già comprato le traversine impermeabili, si?). La mia seconda bimba ha continuato, con una media di una paio di volte a settimana, a bagnare il letto almeno per 6 mesi dopo averlo tolto sia di giorno che di notte (all’inizio era minimo una volta per notte). Io ho preferito insistere e non rimetterglielo, ma avrei fatto bene anche se avessi deciso di lasciarglielo ancora. Ovviamente, ad ogni letto bagnato, non le ho mai detto assolutamente nulla (anche perché non se ne accorgeva neanche e continuava a dormire).

Aspettare che beva meno di notte. Ho sentito dire anche questo. Nel mio caso, se avessi aspettato che questa cosa si realizzasse, mio figlio, a sei anni, ancora porterebbe il pannolino, dato che è più forte di lui, dopo essersi messo a letto deve bere mezzo litro d’acqua. Non un momento prima.

In conclusione, come per il resto delle nostre esistenze: tutto è relativo, per cui fate un bel respiro e pensate che fino agli inizi del secolo scorso, quando si usavano le fasce, si pensava che cacca e pipì addosso rendessero la pelle del bambino morbida e soda!

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