Credenze popolari marchigiane su gravidanza e parto

Sono da sempre appassionata di storie popolari, folklore locale e racconti tramandati da generazioni, per questo è da tanto che cerco di collezionare dicerie varie su gravidanza e parto in tutta la Regione Marche. L’obiettivo è quello di riuscire a compiere uno studio approfondito e di collezionare più elementi possibili al riguardo, il che comporterà sicuramente ricerche vaste e analisi bibliografiche, che non vedo l’ora di fare. Al momento però, data la scarsità di tempo a disposizione, mi limito a pubblicare in questo sito un primo resoconto, frutto di frasi raccolte grazie alla collaborazione delle mamme che mi seguono in rete, che ringrazio, e di parole che io stessa mi sono sentita dire. Ogni contributo teso ad arricchire questa piccola carrellata sarà graditissimo e invito chiunque voglia partecipare a commentare in fondo al post o a scrivermi all’indirizzo mammemarchigiane@gmail.com .

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La ricerca è andata avanti e d è stata pubblicata a dicembre 2016:

Silvia Alessandrini Calisti, Sani e Liberi. La maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVII-XX), Recanati, Giaconi Editore, 2016.

http://www.mammemarchigiane.it/sani-e-liberi/

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Le zone più ricche di superstizioni e raccomandazioni di questo tipo sembrano essere quelle del centro sud della Regione e si passa dalle frasi di scongiuro, agli auguri, ai riti apotropaici, fino ad indicazioni materiali di comportamenti da tenere.

La donna incinta:

– partiamo con un classico, la donna gravida deve assolutamente soddisfare le proprie ‘voglie’ alimentari, a pena di un pargolo segnato a vita da macchie della pelle rivelatrici degli oscuri desideri materni insoddisfatti. A questo proposito, il racconto più esilarante che io abbia mai ascoltato al riguardo, evocava una terribile voglia ‘di porchetta’, con tanto di peli , che avrebbe colpito un neonato a causa della sua sciagurata madre che non aveva provveduto ad ingurgitare un sano panino farcito a tempo debito.

– deve stare attenta ai fili intrecciati, dunque tenersi alla larga da fili degli elettrodomestici e corde varie aggrovigliate, per timore che il bimbo nasca col cordone ombelicale attorno al collo.

– le si tocca la pancia, come ad un gobbo la schiena, perché porta fortuna. Solitamente, nel maceratese, il gesto è accompagnato dalla frase ‘Nojenocia’ (non gli faccia del male).

– La forma della pancia è indicativa del sesso del nascituro, ma non chiedetemi come, perché non ce la posso fare, non mi ricordo nessuna delle premonizioni a cui sono stata sottoposta.

La puerpera e il bambino:

– Il bambino è appena nato e siete ancora in ospedale. Magari lo state ammirando estasiate dopo averlo poggiato un attimo nella culletta… arriva un parente e allunga un centone, che infila velocemente sotto al materassino, accompagnando il gesto alla frase di rito “E’ pe’ lu suonn’ ” (il tipo di dialetto è tipico di un soggetto che proviene dalla parte bassa delle Marche). L’usanza di mettere dei soldi sotto la culla è riscontrata generalmente nella provincia di Ascoli Piceno e dovrebbe avere radici abruzzesi. Alcuni variano la frase dicendo che si elargisce denaro per “dargli la pace”.

– In qualche caso, oltre ai soldi, o al posto loro, si portano delle uova fresche, da mettere sempre nella culla perché ‘portano bene’.

– Alta è la premura per la salute della puerpera e l’apprensione per il recupero delle sue forze, ai fini di un allattamento di successo: per questo c’è chi porta bistecche al sangue o addirittura galline vive per poi sacrificarle in un brodo ricostituente dall’effetto energizzante (il brodo di gallina si dice che faccia venire il ‘latte buono’).

– La prima volta che sentii una nonna ascolana che aveva l’intenzione di tagliare le unghie della nipote neonata rosicchiandole ho pensato che fosse impazzita. E invece è proprio una tradizione secolare che i più ligi rispettano seriamente: le unghiette non si devono accorciare con le forbici, per carità, ma con i denti! Alcuni dicono che sia un rito per evitare che il neonato diventi un ladro. Altri aggiungono che al primo taglio delle unghie il neonato dovrebbe tenere in mano dei soldi.

– Diffusa in tutte le Marche è la superstizione che raccomanda di non stendere i vestitini del bimbo all’aperto oltre il tramonto prima che sia battezzato, altrimenti li prenderebbero le streghe, per i loro malefici riti o il diavolo in persona.

– Altra credenza è quella di evitare che i neonati si guardino allo specchio, ma non so quale motivazione possa esserci sotto.

– Sempre nell’ascolano, si dice che i bambini non vadano mai portati al cimitero prima che compiano un anno di età.

– Ancora nella culla si getta un pugnetto di sale grosso e si usa cucire nella copertina un fiocchetto rosso contro il malocchio.

– In alcune zone dell’Abruzzo si suggerisce che i bambini siano immersi, o semplicemente bagnati con del vino rosso, probabilmente per buon auspicio, e ancora nelle Marche basse si usava fare ai bambini un bagno con erbe trovate.

– Ai fini di un buon andamento dell’allattamento, le persone non possono andare via mentre si sta facendo la poppata: se ne devono andare prima che inizi o devono aspettare che si finisca.

– Ad alcune neomamme capita che si tocchi il seno mentre allattano (probabilmente con la stessa motivazione di chi tocca al pancia in gravidanza).

– Nella provincia di Pesaro (ma probabilmente anche altrove) si dice che per 40 giorni dopo il parto non si devono lavare i panni o in generale mettere le mani in ammollo o fare i lavori pesanti, perché altrimenti poi la mamma ne risentirà in futuro (avvertenza tra le più sensate, che potrebbe essere legata ai rischi di prolasso dell’utero o altri fastidi realmente a rischio).

– Ai primi sorrisetti dei neonati, le nonne dicono che “ridono agli angeli”.

– A Serra San Quirico (Moie, Ancona) si usava cucire un sacchettino a forma di cuore rosso che andava fatto indossare al neonato, chiamato “IL BREVETTO” (spesso era fatto dalle suore), il quale conteneva dei pezzettini della candela benedetta del battesimo, e dell’ulivo benedetto. Veniva messo a contatto con la pelle del neonato, contro “il malocchio”.

– Alla nascita il neonato deve indossare una camicina di seta portafortuna

– Si crede poi che i capelli che il neonato ha dalla nascita non vanno tagliati per un periodo imprecisato di tempo, perché ‘porta male’

– Curioso è il parallelo con i pellerossa d’oltreoceano nella credenza che non si debbano fare foto ai neonati che dormono (anche nelle Marche c’è paura che gli si rubi l’anima?).

– Pare poi che due neonati non possano toccarsi fra loro, altrimenti il più piccolo fra loro perderebbe la parola (segnalazione arrivata da una lettrice di questo sito).

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Vedi anche: Come eravamo: la puerpera tra fine 800 e primi del 900

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1 comment for “Credenze popolari marchigiane su gravidanza e parto

  1. Federica
    13 marzo 2013 at 12:30

    Inoltre la puerpera non deve spazzare per 40 gg perché quel tipo di movimento interferisce con il ritorno alla normalità dell’utero (te se ‘ntorce le budelle); sulle foto ai neonati che dormono, dovrebbero essere motivate dal fatto che sembrano morti.

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